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  Mitre 2005 
Alla ricerca delle grotte più a sud del pianeta

relazione delle esplorazioni  

La Península Mitre è l’estrema propaggine orientale dell’Isla Grande di Terra del Fuoco, Argentina. 
La penisola rappresenta un’area di eccezionale valore dal punto di vista naturalistico e culturale. Grazie al lavoro del “Museo della fine del Mondo”, organo della provincia della Terra del Fuoco, nel 1989 è stata presentata per la prima volta la proposta di rendere la penisola un’area naturale protetta. Il lavoro è proseguito grazie all’impegno di ricercatori indipendenti ma soprattutto del CADIC, il Centro Austral de Investigación Cientifica, con sede a Ushuaia. E’ del 2001 il documento “Peninsula Mitre: Creation of a protected natural area in the extreme southeast of Isla Grande, Tierra del Fuego, Republic of Argentina”. 
Area di diffusi acquitrini e torbiere, la penisola rappresenta un rifugio naturale per specie animali in via di estinzione o ad alta vulnerabilità. E’ un luogo con alta biodiversità e abbondanza di uccelli e mammiferi marini, e ospita fauna endemica sia terrestre che marina. Le sue foreste di betulle presentano caratteristiche uniche grazie alla posizione litorale e all’alto tasso di umidità. 

Fino a tempi non remoti la penisola fu abitata da indios Manekenkn (Haush). Sebbene il luogo di sviluppo fosse il litorale marittimo, alcuni autori pensano che anticamente gli Haush fossero cacciatori pedestri, come gli Shel’knam del nord, e che da questi ultimi siano stati cacciati dalla zona.
A differenza della Isla de los Estados, che le sta di fronte, la penisola presenta zone sedimentarie (Formazione Lemaire): di gran lunga le più meridionali della terra se si eccettuano quelle presenti sul continente antartico. 
La zona è praticamente disabitata e raggiungibile via barca solo in alcuni punti, dato che le condizioni del mare sono spesso proibitive. Lo stretto di Le Maire, che separa la penisola dall’Isla de los Estados, e la stessa isola, hanno prodotto in centinaia di anni il più grande cimitero di imbarcazioni al mondo. 

Grotte nella Península Mitre ? 
Recentemente ci sono state segnalate da un esploratore argentino alcune cavità sulle falesie della penisola, ad est della Bahia Aguirre, avvistate durante una lunga traversata a piedi che lo ha portato da Ushuaia a Río Grande, percorrendo 650 km in 45 giorni. Dato che tali cavità si troverebbero a una latitudine di quasi 55° sud, la segnalazione è estremamente interessante per lo studio dei fenomeni carsici a diverse latitudini e in diverse condizioni climatiche.

La spedizione “Mitre 2005”
Tra il 5 e il 15 gennaio 2005 verrà realizzata la spedizione “Mitre 2005”: è organizzata dalla Associazione geografica La Venta in collaborazione con il Centro Austral de Investigaciòn Cientifica (CADIC). Scopo della missione è verificare l’esistenza di cavità nelle falesie della penisola, studiarne le caratteristiche morfologiche e la genesi, realizzare topografie interne ed esterne con uso di GPS e strumentazione speleologica, documentare la ricerca in foto e video, verificare eventuali tracce di antichi passaggi per successivi studi archeologici. Si tratta ovviamente di una prima ricognizione, che coinvolge un ristretto numero di partecipanti per limitare al massimo le difficoltà logistiche. 
In collaborazione con il CADIC saranno effettuate anche prospezioni di tipo archeologico legate a possibili insediamenti antichi nelle grotte.


Partecipanti
Alla spedizione parteciperanno 4 speleologi italiani e 2 argentini

Patrocinatori
Centro Austral de Investigación Cientifica
Provincia de la Tierra del Fuego
Società Speleologica Italiana
Istituto Italiano di Speleologia
Club Alpino Italiano

Sponsor
Napapijri
abbigliamento
Ferrino logistica e tecnica
Garmont calzature
Tour 2000 tour operator
G&D
Cucine
Duracell batterie
Camp materiali tecnici
Hilti strumenti di misura
Soco pannelli fotovoltaici

Difficoltà
Le strade che a nord e sud percorrono in qualche modo la penisola si interrompono su estancias a oltre 160 km da Bahia Thetis, sulla estrema punta est. Gli unici modi per raggiungere l’interno sono un approdo via mare nei pochi punti sicuri e protetti dalla violenza del mare e lunghe traversate a piedi. E’ anche possibile avvicinarsi in elicottero, ma va considerato che il vento può soffiare a velocità che raggiungono i 150 km/h. 
Il terreno è acquitrinoso (estese torbiere) vicino alla costa e tormentato nella dorsale montagnosa che rappresenta la spina dorsale della penisola. Gli spostamenti a piedi si rivelano quindi particolarmente impegnativi anche a causa della necessità di spostarsi in totale autonomia, con conseguenze significative sui carichi da trasportare. Non sempre è possibile seguire la linea costiera, a causa dell’asperità del terreno, e quindi è necessario risalire verso l’interno e riscendere sulla costa appena possibile, facendo sempre molta attenzione alle raffiche di vento.

La spedizione è stata patrocinata dalla Società Speleologica Italiana e si è impegnata a seguire e promuovere i dettami della Carta di Casola sulle spedizioni e  del UIS Code of Ethics for Cave Exploration and Science in Foreign Countries.


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